L’ultimo saluto

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L’ultimo saluto
ad un amico
mentre la pioggia mescola
le lacrime ai ricordi e
la nebbia confonde
gli animi disorientati.

Campane
dai rintocchi di morte
fan vibrare cuori disperati.

La voce del prete
scuote coscienze senza vita
mentre tra la gente presente
serpeggiano sguardi trafitti
dallo stupore.

Solo parole delicate e profonde
circondano un’anima
appena trasformata.

Chissà se un giorno, al mio funerale,
parleranno così anche di me!

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8 thoughts on “L’ultimo saluto

  1. I NOSTRI VECCHI

    di Fausto Corsetti

    Mi diceva un amico per confortarmi nei giorni scorsi, quando piangevo la morte di mia madre: “E’ strano, quando finiscono di morire tutti e due i genitori, ci si sente orfani, qualunque sia l’età in cui l’evento si verifica”. E’ vero. Ora che è morta anche mia madre ho l’impressione di aver completato la mia nascita al mondo. E’ come se con la morte mia madre avesse finito di partorirmi. Davanti alla morte di tutti e due i genitori, ci si sente come se le radici della vecchia quercia venissero recise. E allora ci si guarda in giro e si prova una sorpresa strana: è come se si avesse la conferma definitiva che si può restare in piedi anche senza le radici. Noi che non siamo dei “clonati,” ma tutti originali, sentiamo però che i nostri genitori portano via nella morte qualcosa che faceva parte di noi, del nostro corpo ed è come se qualcosa di noi venisse sepolta con loro, e tuttavia noi continuiamo a vivere senza quelle radici, essendo diventati a nostra volta radici, in attesa di essere recise.
    La trasmissione della vita, questa catena meravigliosa che dura da decine e decine di milioni di anni e che andrà avanti chissà fino a quando, non è interrotta dalla morte, anche se qualcuno dei suoi anelli non genera altri anelli. E’ una catena così ricca da sopportare sterilità fisiche naturali, volute per il Cielo o per altre ragioni. E’ la catena della specie che non può interrompersi e garantisce la continuità. Eppure la morte appare come un attentato a questa continuità. Forse è per questo che la natura ci spinge a considerarla nemica. E io credo che, in effetti, sia difficilissimo, forse impossibile accettare la morte per un motivo qualsiasi che venga dalla ragione.
    Umanamente parlando la morte è l’interruzione di un progetto che è stato concepito senza limiti; è la rottura di rapporti nati per durare all’infinito, perché fondati sulla carne e sul sangue, ma anche sul pensiero e sull’amore o sul suo contrario. E’ solo la rivelazione pasquale che consente di superare le grandi svolte della vita, le svolte che produce la morte dei genitori – o dei figli, che sembra ancora più assurda – o delle persone più care. Una morte provoca sempre sconquasso nella vita di alcune persone. Ma la rivelazione pasquale realizza un paradosso mai immaginabile da mezzi umani. La Pasqua è la rivelazione della vita mediante la morte. E’ il Signore della Vita che ce ne spiega il mistero accettando di morire e di seguire quel comune, inaccettabile percorso che conduce fino alla sepoltura. E’ come se il Signore avesse lasciato vincere la morte fino alla soglia della corruzione, per poi fermarla e dire a noi: la nemica è vinta, guardate, perché io l’ho vinta anche per voi. E noi, che eravamo già stremati su quella soglia della corruzione, come quando vediamo apparire i segni della disfatta sul corpo dei nostri cari, appena la morte li ha presi, noi abbiamo ricominciato a sperare. Sì, è così miei cari: il Signore della Vita ci spiega la vita con la morte.
    E tutto questo non impedisce però di piombare nel dolore, perché la morte rimane quella che è: l’interruzione di un progetto, la soluzione apparente della comunicazione amorosa, parentale, amicale. Ma è solo apparenza. Ecco un altro capitolo della lezione pasquale del Signore della Vita. E’ interruzione solo apparente, perché il progetto continua, perché la vita continua e perché la comunione tra noi e i nostri cari non conosce interruzione. E’ così: le radici non sono recise, la comunicazione non

    viene interrotta. E’ solo tutto cambiato: è la vita che viene mutata, ma non annullata. Perché il Signore della Vita è Risorto.

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    1. Che bel pensiero!ti capisco (per ora e per fortuna solo in parte), persi mio padre più di dieci anni or sono…e una parte di me è morta con lui. È vero, solo quando viene a mancare un genitore, comprendi il dolore della morte. Ora sono in bilico, come dici tu, alcune radici recise…spero di non precipitare dovesse capitare altro…Una parte di mio padre vive in me…Una parte di me è con lui, ovunque sia ora…Grazie per le tue belle parole.

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  2. Ancora una volta sono io a ringraziare te. Sono giorni per me indefiniti. Mi sorprendo a interrogarmi fino a dove la mia anima inabissi le proprie radici in questo mondo e in chissà quale altro; tento di inoltrarmi al limite delle mie percezioni, nel caso in cui una sentinella distratta al confine mi consenta di intravedere un poco più in là, ma non mi è concesso.
    Ignoro quanta eternità sarà necessaria per comprendermi davvero, né immagino quali siano i miei confini, dai quali sempre giungono sospiri di vento leggero.
    Ma deve essere immenso qui dentro; forse è per questo che non percepisco mai l’eco di me stesso ritornare, per quanto forte urli la mia anima.

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    1. Non so quanto tempo ancora occorrerà per sondare i confini dell’anima…ma certo è che nulla finisce con questa nostra esperienza terrena…interrogativi senza risposta perché, forse, anche le domande ci lasciano in balìa di un inadeguato silenzio…

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